I PFAS negli alimenti sono diventati una priorità crescente per la sicurezza alimentare europea. La loro persistenza, la loro ampia presenza nell’ambiente e la possibilità che entrino nella catena alimentare hanno portato all’introduzione di limiti di legge, programmi di monitoraggio e nuovi requisiti analitici. Per le aziende, la sfida non consiste soltanto nel rilevare queste sostanze, ma anche nel selezionare l’analisi più adeguata per ogni matrice e nell’interpretare correttamente il risultato.
L’Unione Europea stabilisce già contenuti massimi per determinati PFAS nelle carni, nelle frattaglie, nei prodotti della pesca, nei crostacei, nei molluschi bivalvi e nelle uova. Per altre matrici, come latte, frutta, ortaggi o alimenti per l’infanzia, sono previsti programmi di monitoraggio e livelli indicativi che consentono di indagare eventuali fonti di contaminazione.
L’analisi dei PFAS negli alimenti consente di identificare e quantificare composti specifici, come PFOS, PFOA, PFNA e PFHxS. Deve essere adattata alla matrice, all’obiettivo del controllo e ai limiti di quantificazione richiesti.
Cosa sono i PFAS?
I PFAS, o sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, costituiscono una famiglia molto ampia di composti sintetici. Sono stati utilizzati per decenni grazie alle loro proprietà di resistenza all’acqua, ai grassi, alle macchie e alle alte temperature.
Queste stesse proprietà spiegano uno dei loro principali problemi: molti PFAS sono estremamente persistenti oppure possono degradarsi formando sostanze persistenti. Una volta rilasciati, possono diffondersi attraverso l’acqua e il suolo, accumularsi in determinati organismi ed entrare nella catena alimentare.
Nel 2020, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha stabilito una dose settimanale tollerabile combinata di 4,4 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo per PFOS, PFOA, PFNA e PFHxS. Questa valutazione scientifica è stata una delle basi per rafforzare il controllo europeo su queste quattro sostanze.
Come possono arrivare i PFAS negli alimenti?
La contaminazione può verificarsi in diversi punti della catena. L’origine non si trova necessariamente nel processo alimentare stesso e, per questo motivo, un’indagine può richiedere la verifica sia dell’alimento sia del suo ambiente di produzione.
- Acqua contaminata utilizzata per animali, colture, acquacoltura o processi industriali.
- Suoli o sedimenti interessati da emissioni, scarichi, fanghi, schiume antincendio o altre fonti storiche.
- Accumulo in pesci, molluschi, crostacei, animali da allevamento o specie selvatiche cacciabili.
- Mangimi, materie prime o ingredienti provenienti da aree potenzialmente interessate.
- Processi produttivi, apparecchiature o materiali ausiliari che incorporano sostanze fluorurate.
- Migrazione da determinati materiali o oggetti destinati al contatto con gli alimenti.
Pertanto, la rilevazione di PFAS in un prodotto non consente di attribuirne automaticamente l’origine. L’interpretazione deve tenere conto della specie, della provenienza, del sistema di produzione, della storia ambientale e della catena di approvvigionamento.
Quali alimenti presentano un maggiore interesse analitico?
La rilevanza dei PFAS negli alimenti non è la stessa per tutte le matrici. La legislazione europea e i programmi di monitoraggio prestano particolare attenzione agli alimenti nei quali può verificarsi una maggiore esposizione o un maggiore accumulo.
Pesce e prodotti della pesca
Il pesce è una delle matrici più rilevanti, soprattutto quando proviene da corpi idrici interessati dalla contaminazione. Il Regolamento distingue i diversi gruppi di specie e stabilisce contenuti massimi differenti. Nei pesci destinati a essere consumati interamente, il limite si applica al pesce intero.
Crostacei e molluschi bivalvi
Prodotti ittici come crostacei e molluschi bivalvi sono soggetti a contenuti massimi specifici. È inoltre definita la parte dell’animale alla quale si applica il limite, un aspetto che deve essere considerato durante il campionamento e la preparazione del campione.
Carne e frattaglie
La normativa comprende la carne bovina, suina, ovina e di pollame, nonché le frattaglie e i prodotti derivanti da animali selvatici cacciati. Le frattaglie possono presentare un comportamento diverso rispetto al tessuto muscolare e, pertanto, non devono essere considerate matrici equivalenti.
Uova
Le uova sono soggette a limiti specifici per i quattro PFAS negli alimenti regolamentati e per la loro somma. Il sistema di allevamento e la possibile esposizione ambientale degli animali possono rappresentare elementi rilevanti nella valutazione del rischio.
Latte, frutta, ortaggi e alimenti per l’infanzia
Sebbene queste matrici non siano generalmente incluse nella stessa tabella dei contenuti massimi, la Raccomandazione (UE) 2022/1431 stabilisce obiettivi di quantificazione e livelli indicativi per il loro monitoraggio. Quando vengono superati determinati valori, si raccomanda di indagare le cause della contaminazione.
Quali PFAS negli alimenti sono regolamentati?
Il Regolamento (UE) 2023/915 stabilisce contenuti massimi per quattro sostanze e per la loro somma:
- PFOS: acido perfluoroottansolfonico.
- PFOA: acido perfluoroottanoico.
- PFNA: acido perfluorononanoico.
- PFHxS: acido perfluoroesansolfonico.
- Somma di PFOS, PFOA, PFNA e PFHxS.
I valori legali non sono identici per tutti gli alimenti. Variano in funzione della specie, del tessuto o della categoria di prodotto e sono espressi in microgrammi per chilogrammo di peso fresco. Per la somma, la normativa utilizza concentrazioni secondo il criterio del limite inferiore: i risultati inferiori al limite di quantificazione sono considerati pari a zero ai fini del calcolo.

Limiti massimi e programmi di monitoraggio: non sono la stessa cosa
Il quadro europeo combina due strumenti che è importante distinguere. Il Regolamento (UE) 2023/915 stabilisce limiti massimi obbligatori per determinati alimenti. Quando un prodotto incluso nell’ambito di applicazione supera il limite previsto, non può essere commercializzato né utilizzato come ingrediente nelle condizioni stabilite dalla normativa.
La Raccomandazione (UE) 2022/1431 amplia il monitoraggio ad altre matrici e stabilisce obiettivi di sensibilità analitica e livelli indicativi. Questi valori servono a raccogliere dati e a indicare quando può essere necessaria un’indagine più approfondita, ma non devono essere presentati come se fossero tutti limiti massimi di legge.
Prima di valutare un risultato, è necessario verificare se la matrice è soggetta a un contenuto massimo obbligatorio, a un livello indicativo di monitoraggio o a una specifica privata del cliente.
Perché i limiti di quantificazione sono determinanti
I PFAS negli alimenti possono essere presenti a concentrazioni estremamente basse. Pertanto, non è sufficiente indicare che un metodo “rileva i PFAS”: deve raggiungere limiti di quantificazione compatibili con l’alimento e con l’obiettivo del controllo.
La Raccomandazione (UE) 2022/1431 stabilisce obiettivi di quantificazione diversi per frutta e ortaggi, latte, pesce, carne, uova, prodotti ittici, frattaglie e olio di pesce. Questa variazione risponde alle differenze tra le matrici e alla concentrazione che deve essere misurata in modo affidabile.
Un risultato “non quantificato” non significa che vi sia un’assenza assoluta. Significa che la concentrazione è inferiore al limite di quantificazione del metodo utilizzato. Se tale limite non è sufficientemente basso, il risultato potrebbe non essere adeguato per dimostrare la conformità o per rispondere all’obiettivo dello studio.
Analisi dei PFAS mediante LC-MS/MS
La cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa tandem, LC-MS/MS, è una tecnica di riferimento per la determinazione mirata dei PFAS negli alimenti. Consente di separare i composti presenti nel campione, identificarli e quantificarli con elevata sensibilità e selettività.
Il processo analitico non dipende esclusivamente dallo strumento. L’omogeneizzazione, l’estrazione, la purificazione, il controllo dei bianchi, i materiali di riferimento, il recupero e la valutazione degli effetti di matrice sono elementi essenziali per ottenere risultati affidabili.
Inoltre, il campo di applicazione deve essere chiaramente definito. Un pannello mirato fornisce informazioni esclusivamente sui PFAS inclusi nel metodo. Un risultato negativo per tali composti non esclude di per sé la presenza di altri PFAS, sostanze fluorurate o precursori non analizzati.
Quando un’azienda alimentare dovrebbe analizzare i PFAS?
La decisione dovrebbe basarsi sul rischio e non esclusivamente su un elenco generico di prodotti. L’analisi è particolarmente rilevante quando:
- L’alimento rientra nelle categorie soggette ai contenuti massimi europei.
- La materia prima proviene da un’area con contaminazione ambientale nota o sospetta.
- Vengono commercializzati pesce, prodotti ittici, uova, carne, frattaglie o prodotti derivanti dalla selvaggina.
- Il cliente o la distribuzione richiede un programma di controllo specifico.
- Il prodotto viene esportato verso un mercato con requisiti propri.
- Si sta indagando una non conformità, un’allerta o un risultato precedente.
- È necessario qualificare o monitorare un fornitore.
- Sono state apportate modifiche all’origine, al processo, all’acqua o ai materiali utilizzati.
Come definire un programma di controllo dei PFAS
Un programma efficace deve partire dalle informazioni disponibili sul prodotto e sulla catena di approvvigionamento. Prima di inviare un campione al laboratorio, è opportuno definire:
- La matrice esatta e la parte commestibile da analizzare.
- L’origine geografica e il sistema di produzione.
- La destinazione commerciale del prodotto.
- I PFAS da includere nel pannello analitico.
- Il limite di quantificazione necessario.
- L’obiettivo: conformità, monitoraggio, qualifica del fornitore o indagine.
- Il piano di campionamento e il numero di lotti rappresentativi.
- La frequenza dei controlli in funzione del livello di rischio.
La rappresentatività del campione è particolarmente importante. Un risultato tecnicamente preciso ottenuto su un campione selezionato in modo inadeguato non descrive necessariamente la situazione del lotto, del fornitore o dell’area di produzione.
Dalla rilevazione all’interpretazione del risultato
Il rapporto analitico deve essere interpretato insieme alla normativa applicabile, al limite di quantificazione, all’incertezza di misura e alle informazioni sul prodotto. Può inoltre essere necessario considerare fattori di concentrazione, diluizione o trasformazione quando vengono analizzati alimenti lavorati, disidratati o composti.
Se viene rilevata una concentrazione inattesa, i passaggi successivi possono includere la conferma del risultato, la revisione del campionamento, l’analisi delle materie prime, dell’acqua o dei mangimi e il confronto tra fornitori, lotti o aree di produzione.
Analisi dei PFAS negli alimenti
AGQ Labs dispone di capacità specifiche per l’analisi dei PFAS negli alimenti mediante LC-MS/MS, integrando la selezione del campo di analisi con la valutazione della matrice, dell’obiettivo dello studio e del quadro normativo applicabile.
Il nostro team supporta le aziende alimentari nella definizione dei composti da analizzare, della sensibilità necessaria e dell’interpretazione dei risultati in funzione del prodotto e del mercato di destinazione.
È necessario analizzare i PFAS in un alimento? Indicateci la matrice, l’origine, il numero di campioni e l’obiettivo dello studio. Il team tecnico di AGQ Labs valuterà il vostro caso e proporrà il campo di analisi più adeguato.
Domande frequenti
- Cosa significa PFAS? PFAS è l’acronimo utilizzato per indicare le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, un’ampia famiglia di composti sintetici caratterizzati da legami carbonio-fluoro molto stabili.
- Quali PFAS sono regolamentati negli alimenti nell’Unione Europea? Il Regolamento (UE) 2023/915 stabilisce contenuti massimi per PFOS, PFOA, PFNA, PFHxS e per la somma di queste quattro sostanze in determinate categorie di alimenti.
- Quali alimenti hanno limiti massimi per i PFAS? La normativa contempla determinate carni e frattaglie, prodotti della pesca, crostacei, molluschi bivalvi e uova. I valori specifici dipendono dalla categoria, dalla specie o dal tessuto.
- Vengono monitorati i PFAS anche in frutta, ortaggi e latte? Sì. La Raccomandazione (UE) 2022/1431 include queste e altre matrici nei programmi di monitoraggio e stabilisce obiettivi di quantificazione e livelli indicativi per indagare eventuali contaminazioni.
- Quale tecnica viene utilizzata per analizzare i PFAS negli alimenti? La LC-MS/MS consente di identificare e quantificare PFAS specifici a concentrazioni molto basse. Anche la preparazione e la purificazione del campione sono fondamentali per controllare gli effetti di matrice.
- Cosa significa che un PFAS non è stato quantificato? Significa che la sua concentrazione è inferiore al limite di quantificazione del metodo. Non equivale a dimostrare l’assenza assoluta della sostanza.
- Un’analisi negativa esclude tutti i PFAS? No. Un metodo mirato valuta esclusivamente i composti inclusi nel proprio campo di applicazione. Altri PFAS o precursori non analizzati potrebbero non essere rilevati.



